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Dentro uno strumento che non hai scelto
Il mio sito su Squarespace, tre limiti e tre risposte: diagnosi dell'indicizzazione, una galleria d'arte costruita in codice e un flusso riprogettato per cambiare indirizzo senza perdere chi arriva.
La decisione
Ogni limite chiedeva una risposta diversa. Ho separato ciò che potevo correggere sul sito, ciò che dovevo costruire e ciò che potevo soltanto proporre per il prodotto Squarespace.
La prova
Una galleria online con 51 opere e 11 serie, richieste di quadri su misura arrivate dal modulo e otto indirizzi riparati. Il redesign resta una proposta documentata, distinta dagli interventi pubblicati.
Indice
- 01Uno strumento che non hai sceltoperché Squarespace, e dove finisce
- 02Il sito che Google non vedevaIndirizzi, sitemap e un grafico con le date giuste.
- 03Due cassetti, nessuno della forma giustala pagina dei quadri, fuori dallo strumento
- 04Cosa dovrebbe fare lo strumentoil redesign del cambio d'indirizzo
- 05Cosa mi porto viaUn metodo per lavorare dentro i vincoli.
Uno strumento che non hai scelto
Ho scelto Squarespace per raccontare la mia storia e presentare il lavoro. Quando il sito ha richiesto qualcosa in più, mi sono trovata davanti a tre limiti. È una condizione familiare a chi lavora su un prodotto esistente: lo strumento resta, ma cambiano i bisogni. Ho risposto con tre tipi di intervento, misurare, costruire e riprogettare.

Il sito che Google non vedeva
Avevo appena pubblicato il case study di Volée e l'ho cercato su Google, per vedere come compariva. Non compariva. Cercando il sito intero, Google restituiva sette pagine, solo quelle del menù: nessuno dei miei progetti. Chi cercava Mission Kit o What Stays per nome finiva su una pagina d'errore.
Ho verificato prima Search Console e l'immagine per i social. Search Console era già collegata; la miniatura mancante era una conseguenza della pagina assente dall'indice, non la causa. Per capire dove intervenire serviva guardare gli indirizzi che Google conosceva.
Dentro Search Console ho trovato che la mappa del sito non era mai stata inviata. Ho controllato anche i link dei progetti: alcuni passavano da un reindirizzamento, altri vecchi indirizzi portavano a una pagina d'errore.
Ho inviato la sitemap, portato i link dei progetti direttamente alla pagina giusta e sostituito gli indirizzi automatici di Squarespace con nomi leggibili. Ho riscritto dieci descrizioni per i motori di ricerca e aggiunto le regole per recuperare i vecchi indirizzi. La home in inglese, per esempio, mi presentava come uno studio di marketing: il percorso poteva funzionare, ma raccontare la persona sbagliata.
Nel grafico di Search Console le pagine indicizzate passano da 7 a 28 tra il 10 e l'11 agosto. La sitemap è stata inviata il 12 agosto. Ho continuato a controllare il percorso fino ai progetti: le pagine hanno titoli e descrizioni propri, i link sono diretti e i vecchi indirizzi portano alla destinazione giusta.

Due cassetti, nessuno della forma giusta
Il secondo limite l'ho incontrato sulla pagina dei miei quadri. Era una lunga lista di immagini: nessuna interazione, nessun prezzo, nessun modo di comprare un'opera o di chiederne una su misura.
Le due opzioni native servivano due scopi diversi. La galleria impaginava le immagini e le ingrandiva, ma offriva soltanto descrizione e link. Il negozio aggiungeva prezzi e disponibilità, insieme a peso, spedizione e codice di magazzino; portava anche il carrello sulle pagine dedicate al design. Mi serviva una pagina che permettesse prima di guardare un'opera, poi di immaginarla a casa e infine di acquistarla o chiedermene una su misura.
Galleria

Negozio

Nessuna delle due forme era la forma di un quadro. Un quadro non si compra come un vaso: prima lo guardi da vicino, poi te lo immagini a casa tua. E nessuna delle due offriva un modo per chiedere un'opera su misura, che per me è una parte importante del lavoro.
Così ho progettato la pagina fuori da Squarespace: prima un prototipo su Claude Design, costruito sul mio sistema di stile, poi un modello completo, con una scheda per ogni opera, i filtri per serie e l'etichetta «venduto».
La decisione che regge tutta la pagina sta nella scheda: ogni quadro si vede in tre modi, nell'ordine in cui lo guarderebbe chi pensa di comprarlo. Prima su una parete bianca, com'è nella griglia, per non perdere il filo; poi l'originale, con una lente per avvicinarsi alle pennellate; infine in una stanza arredata, proporzionata alla misura vera della tela, perché un quadro di trenta centimetri e uno di un metro non stanno nella stessa stanza.

La pagina l'ho costruita in codice con Claude Code e l'ho messa dentro un blocco di Squarespace: le foto restano sul sito, l'acquisto passa da un link PayPal, senza carrello, e le richieste su misura portano alla pagina dei contatti. Per metterla online senza rischi ho tenuto la vecchia pagina di riserva, a un altro indirizzo, finché la nuova non ha funzionato.
Poi l'ho rifinita misurando sul sito vero, non sul modello. I filtri non si cliccavano, perché la barra del menù, fissa in cima, li copriva. Dal telefono la scheda si tagliava in alto. La croce per chiuderla finiva sotto il menù, per come Squarespace sovrappone i suoi livelli. Ognuno di questi problemi si vedeva solo lì dentro.
Oggi la pagina raccoglie cinquantuno opere, undici serie e i lavori su commissione, e dal modulo dei contatti del sito mi sono arrivate richieste di quadri su misura: è proprio la strada che la pagina indica a chi cerca un'opera che non c'è ancora.
Cosa dovrebbe fare lo strumento
Il terzo limite me l'ha fatto notare un potenziale cliente: mi ha scritto per avvisarmi che il link con cui pubblicizzavo i miei quadri dava errore.
Avevo cambiato l'indirizzo di una pagina e il vecchio link aveva smesso di funzionare. Ho riprodotto il passaggio su una pagina di servizio: il campo viene salvato senza un avviso su ciò che si rompe e senza proporre un reindirizzamento. Un link già condiviso in un post, in un messaggio o nei risultati di ricerca diventa così una pagina d'errore.
Il rimedio esiste, ma è lontano: sta in Impostazioni, sotto Strumenti per sviluppatori, alla voce Mappature URL. È una casella di testo in cui si scrive a mano una regola per riga, con una sintassi da imparare: /vecchio-indirizzo -> /nuovo-indirizzo 301. Per usarla bisogna sapere che serve, dove si trova e come si scrive, e lo strumento non dice nessuna delle tre cose. Di regole così ne ho scritte otto.
Il campo dell'indirizzo

Mappature URL

Il redesign riguarda un flusso solo: cambiare l'indirizzo di una pagina senza rompere niente. L'ho progettato dentro lo stile di Squarespace e non nel mio, come si fa quando si lavora sul prodotto di qualcun altro, e parte da un principio semplice: la regola giusta la conosce già lo strumento, quindi deve proporla lui, nel momento in cui serve.




È una proposta, e il suo banco di prova sono gli otto indirizzi che ho dovuto riparare a mano.
Cosa mi porto via
Il progetto mi ha dato tre modi di intervenire sullo stesso sistema: leggere un problema nei dati, costruire il pezzo che mancava, proporre un flusso che anticipi l'errore. La galleria e le correzioni degli indirizzi sono online; il redesign descrive come lo strumento potrebbe aiutare la prossima persona, nel momento in cui cambia una pagina.
E una cosa, oggi, la faccio prima e non dopo: quando cambio un indirizzo, scrivo la regola prima di salvare.

