100 Artisti d'Italia: essere inclusa in ciò che conta

Ci sono riconoscimenti che arrivano dall'esterno e restano in superficie. E poi ce ne sono altri che trovano qualcosa che già c'era, e lo rendono visibile.

Essere inclusa in 100 Artisti d'Italia è stato questo per me: non una celebrazione, ma una conferma.

Non un punto di arrivo, ma una presenza.

Il libro

100 Artisti d'Italia è un volume di Culturalia Lab che raccoglie cento voci artistiche del paese: pittori, fotografi, scultori, artisti visivi di discipline diverse, accomunati dalla qualità del lavoro e dalla coerenza di una ricerca personale.

Non è una raccolta casuale. È una selezione. E questo, per me, conta.

L'opera inclusa

L'opera scelta per il volume è Insicurezze (2025, acrilico su tela) — parte di una trilogia insieme a L'Arena e Guarigione e metamorfosi. Un percorso che va dalla vulnerabilità al ritrovamento della forza, dove il corpo diventa messaggio e il colore diventa linguaggio.

È un'opera che nasce da un istante preciso: quello in cui qualcosa di difficile smette di restare dentro e diventa visibile. Non una resa — un riconoscimento. Il tipo di onestà che fa paura fino a quando non è già lì, sulla tela.

L'Arena e Guarigione e metamorfosi completano il percorso.

Ma Insicurezze è il punto di partenza — il momento in cui si decide di guardare invece di voltarsi dall'altra parte.

Essere inclusa

Quando il libro è arrivato tra le mani, non ho pensato al riconoscimento. Ho pensato al percorso.

Agli anni passati a studiare il colore come necessità, non come decorazione. Alle mostre a Trieste, Roma, Firenze — ognuna un pezzo di qualcosa che si stava costruendo senza che lo chiamassi ancora "carriera". Alle opere che nascono da un bisogno interiore che non chiede permesso.

Essere inclusa in questo volume significa che quel percorso è leggibile dall'esterno. Che ha una forma riconoscibile anche per chi non lo conosce dall'interno.

La stessa lingua

Lavoro come UX/UI designer. Progetto interfacce, flussi, esperienze digitali. E ogni giorno porto in quel lavoro le stesse cose che porto in un quadro: attenzione alla composizione, sensibilità al colore, capacità di leggere lo spazio e ciò che lo abita.

Non sono due mestieri. Sono due modi di fare la stessa cosa: mettere ordine nel caos, creare senso dove c'era rumore, lasciare che le persone si sentano viste.

Il design è arte con un brief. L'arte è design senza vincoli di usabilità.

Questa inclusione in 100 Artisti d'Italia non cambia ciò che faccio. Conferma perché lo faccio così.

"Non cerco la perfezione, cerco la verità di un'emozione."

Fiorella Valeria Paolini

Sono Fiorella Valeria Paolini, artista e designer.

La mia ricerca nasce dall’esigenza di esprimere emozioni attraverso il colore e di progettare esperienze che mettano al centro le persone. Nell’arte cerco libertà e comunità, nel design un linguaggio capace di unire: marketing e UX/UI diventano strumenti per creare connessioni inclusive, accessibili e significative.

Ogni progetto, sia esso un quadro o un’interfaccia, porta con sé la stessa intenzione: rendere l’esperienza umana più aperta, condivisa e autentica.

https://fvpartdesign.com
Next
Next

Premio Leonardo: quando il lavoro trova una voce esterna