Premio Leonardo: quando il lavoro trova una voce esterna
Ci sono momenti in cui il lavoro resta silenzioso.
Agisce, cresce, prende forma, ma non chiede attenzione.
E poi ci sono momenti in cui qualcuno, dall’esterno, si ferma, guarda davvero e decide di dargli un nome.
Il Premio d’Arte Visiva Leonardo è stato questo per me: non un traguardo, ma una conferma. Non un punto di arrivo, ma un riconoscimento del percorso. L’opera, il contesto, lo sguardo critico
Il mio lavoro è stato selezionato, esposto a Roma e inserito nel catalogo ufficiale del premio, accompagnato da una critica d’arte e da una valutazione dell’opera. Non si tratta solo di visibilità, ma di lettura. Di uno sguardo competente che attraversa il lavoro, ne riconosce la struttura, la coerenza, la direzione.
Nel catalogo, l’opera Percepirti viene letta come un gesto simbolico carico di sensibilità: il toccare che diventa conoscenza, le mani come ponti tra mondi interiori, il colore come linguaggio emotivo e vitale. Una lettura che non sovrappone senso, ma lo fa emergere.
La targa
Ricevere la targa di riconoscimento non è stato un momento eclatante. È stato, piuttosto, misurato. Un segno concreto che dice: il lavoro regge, parla, ha una sua posizione nel presente. Non per gridare più forte, ma per continuare con maggiore consapevolezza.
Dopo Roma
Esporre nuovamente a Roma, essere inclusa in un altro catalogo, avere una valutazione ufficiale, non cambia ciò che faccio. Cambia come lo sostengo. Questo riconoscimento rafforza una scelta che avevo già fatto: portare avanti un lavoro che unisce sensibilità, struttura e pensiero, senza semplificare, senza addolcire, senza rincorrere l’approvazione.
Il Premio Leonardo non è stato un sigillo. È stato uno specchio. E mi ha restituito un’immagine chiara: quella di un percorso che può stare in piedi, anche sotto uno sguardo esterno, competente, critico.

