Artemide - Origine di una postura
Ci sono mostre che nascono come eventi e poi ce ne sono altre che nascono come necessità.
Artemide è stata questo per me: non un’esposizione, ma un passaggio. Non una celebrazione, ma una presa di posizione.
Ho organizzato questa mostra interamente da sola, nella sala espositiva di Leali delle Notizie, a Ronchi dei Legionari.
Dall’idea iniziale all’allestimento, dal racconto curatoriale fino alla serata inaugurale. Ogni scelta è stata intenzionale. Ogni quadro, una dichiarazione silenziosa.
Chi è Artemide, davvero
L’Artemide a cui questa mostra fa riferimento non è una figura simbolica nel senso decorativo del termine. È Artemide, nella sua forma originaria. Dea della caccia, dei boschi, degli animali selvatici e dei confini, Artemide è una presenza liminale: vive ai margini, protegge ciò che non è addomesticato, difende i corpi vulnerabili senza mai renderli deboli.
Nella mitologia arcaica è autonoma, feroce quando serve, capace di punire chi invade il suo spazio, ma anche di accompagnare la crescita, la trasformazione, il passaggio.
Col tempo, e con uno sguardo che ha avuto bisogno di addomesticarla, Artemide è stata riscritta. Ridotta a vergine, resa distante, privata della sua complessità. Addolcita fino a diventare innocua.
Questa mostra nasce dal desiderio di riportarla indietro. Di restituirle il corpo, la tensione, l’ambiguità. Di riconoscerla non come icona, ma come maestra di postura: stare nel mondo senza chiedere permesso, proteggere ciò che è vivo, non sacrificare la propria natura per essere accettati. Ed è la stessa postura che ho scelto per la mia arte.
Lo spazio prima, lo spazio dopo
La sala, all’inizio, era vuota. Bianca. Neutra. In attesa.
Non ho pensato allo spazio come a un contenitore da riempire, ma come a un corpo da abitare. Quando i quadri hanno preso posto sulle pareti, la stanza ha cambiato ritmo. Il vuoto si è trasformato in relazione, l’anonimato in identità. È uno dei momenti che amo di più del processo creativo: quando lo spazio smette di essere sfondo e diventa presenza.
La serata inaugurale
Durante l’inaugurazione ho parlato, non per spiegare i quadri ma per condividere il perché.
Quel momento è stato uno spazio di ascolto raro: sguardi attenti, silenzi veri, persone che non avevano fretta di andarsene.
Le fotografie della serata raccontano ciò che le parole non riescono a trattenere: corpi che si avvicinano alle opere, dialoghi che nascono spontanei, presenze che restano.
Le parole lasciate
Una delle parti più potenti di Artemide non era appesa alle pareti. Era nei biglietti, nelle dediche, nei messaggi ricevuti. Parole che parlano di riconoscimento, di sentirsi visti, di trovare nei quadri qualcosa che non si riusciva a dire ad alta voce.
Le inserisco qui non come testimonianze, ma come eco. Perché un’opera è viva solo quando continua a risuonare negli altri.
Dopo
Artemide non è finita con la chiusura della mostra. Ha semplicemente cambiato forma.
È diventata una linea guida, un modo di stare nel mio lavoro artistico e progettuale, una bussola silenziosa che mi ricorda perché creo: non per piacere, ma per essere onesta.
Questa mostra mi ha insegnato che posso reggere lo spazio che occupo e che non serve abbassare la voce quando ciò che si dice è vero.
Artemide resta.
Come restano le cose che contano davvero.
E soprattutto, Artemide resta aperta fino al 31 marzo!

