“Marea”: un quadro, quattro tecniche

Un quadro finito sembra un punto di arrivo.

Con Marea è diventato un punto di partenza.

Marea, acrilico su tela di Fiorella Valeria Paolini: un viso dagli occhi d'oro tra le mani, i capelli che diventano un mare blu e verde

Il punto di partenza

Marea è un acrilico su tela, 40 per 50. Al centro c'è un viso dagli occhi d'oro, e tutto intorno i capelli si allargano fino a diventare il paesaggio, un mare agitato come possono esserlo i pensieri: capelli e mare sono la stessa cosa.

È dipinta a spatola, e con la spatola ogni tratto si immagina prima e si mette una volta sola.

Nelle ultime settimane l'ho portata sullo schermo con quattro tecniche diverse, imparando ogni volta qualcosa che prima non sapevo fare. E ogni volta Marea è andata un po' più lontano dalla tela: prima si è ricomposta, poi ha mostrato la sua materia, poi si è mossa, alla fine è diventata un corpo.

Ve le mostro in quest'ordine, che non è quello in cui sono nate ma quello in cui mi hanno convinta sempre di più.

Si ricompone

La tela parte vuota e il quadro si ricompone davanti a voi, a velature: prima pennellate larghe che coprono tutto, poi sempre più fini, che tornano solo dove il colore è ancora lontano da quello vero. Alla fine arriva la linea, e quella non è disegnata: sono i pixel della foto della tela.

Il colore viene sempre dal quadro, la direzione delle pennellate invece la sceglie il codice. Guardarla è come vedere un'altra mano che prova a rifare Marea, con un metodo che non è quello della spatola, e ci arriva strato dopo strato.

Mostra la materia

Una foto frontale appiattisce tutto, e della spatola restano solo i colori.

Per riportare la materia sullo schermo ho fotografato Marea al buio, con una luce sola spostata intorno alla tela: da destra, dal basso, da sinistra. Cinque foto, cinque luci.

La luce adesso la muovete voi, con il cursore o con il dito. Ogni luce che vedete è una delle foto vere, e fra una e l'altra se ne accendono due insieme. La tela si illumina di lato, come quando la si guarda da vicino in studio, e si vedono la trama, i bordi, il gesto della spatola.

Si muove

Qui la pittura resta quella che è, e si sposta. Ogni punto di colore che vedete muoversi è un pixel della foto della tela, preso dov'è e spostato di poco. Passateci sopra con il cursore, o con il dito se siete al telefono: il mare dei capelli si muove sotto la vostra mano, l'onda passa ai punti vicini e dopo qualche secondo si calma.

Il viso invece resta fermo. Il codice riconosce la pelle dai colori caldi e la lascia dov'è, e più ci si allontana verso il blu e il verde, più l'acqua è libera.

È quello che il quadro diceva già: i pensieri si agitano tutto intorno, e lei sta in mezzo, ferma. Adesso lo potete toccare.

Quanto doveva muoversi, con che forza e per quanto tempo prima di calmarsi, l'ho provato e riprovato finché il movimento non ha cominciato a somigliare a quello che la tela suggerisce da ferma.

Diventa un corpo

Nell'ultima, Marea esce dalla tela del tutto.

Partendo dal quadro ho generato con Nano Banana una statua in resina dipinta. I capelli, che sulla tela sono il fondo, hanno preso un volume vero, una nuvola di ricci lucidi. I dettagli che nel quadro non ci sono li ho tolti a mano, e gli occhi e la macchia sul labbro, che sulla tela sono d'oro, li ho riportati a un oro pieno.

Poi le ho dato profondità. Quando muovete il mouse le parti più vicine si spostano più di quelle lontane, e la figura gira appena, come se avesse spessore; anche da ferma ondeggia piano, come se respirasse. Dietro, il fondo gira in spirali lente, e dove passa il cursore la pittura si avvolge in un piccolo vortice. Fra i ricci i vuoti sono rimasti vuoti, e attraverso i capelli si vede il fondo che si muove: il mare le passa dentro.

È quella che preferisco, perché è quella in cui Marea è andata più lontano dalla tela restando se stessa. Ha cambiato forma, eppure mi restituisce esattamente le stesse emozioni che ho provato guardando la tela per la prima volta, appena finita di dipingere.

Quello che ho portato a casa

Un quadro solo, quattro tecniche, e ognuna l'ho imparata facendola. Ognuna mi ha chiesto strumenti diversi: il codice, la fotografia, l'intelligenza artificiale.

Lo strumento cambia ogni volta. Quello che resta uguale è la domanda con cui scelgo: cosa deve muoversi, cosa deve restare fermo, quanto di Marea si riconosce ancora, e se trasmette ancora le stesse emozioni.

Un quadro non finisce quando lo appendo al muro. Con Marea siamo a quattro, e la quinta non so ancora quale sarà.

Qui puoi trovare la pagina dedicata a “Marea”.

Fiorella Valeria Paolini

Sono Fiorella Valeria Paolini, artista e designer.

La mia ricerca nasce dall’esigenza di esprimere emozioni attraverso il colore e di progettare esperienze che mettano al centro le persone. Nell’arte cerco libertà e comunità, nel design un linguaggio capace di unire: marketing e UX/UI diventano strumenti per creare connessioni inclusive, accessibili e significative.

Ogni progetto, sia esso un quadro o un’interfaccia, porta con sé la stessa intenzione: rendere l’esperienza umana più aperta, condivisa e autentica.

https://fvpartdesign.com
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