Progetto personale · 3D per il web
Portarle in vita
Tre donne dei miei quadri escono dalla tela con un corpo di resina dipinta e respirano davanti a un fondo che non smette di girare.
Indice
- 01Portarle in vitale mie donne dipinte, niente aggiunte
- 02Il fondo è caos, la figura è armoniala regola da cui dipende tutto
- 03Di che materia sono fatteceramica o resina, scelto guardando
- 04La linea nera cambia mestierenel quadro stacca, nella scultura diventa materia
- 05Fedele, senza aggiuntecosa ho rifiutato, cosa ho recuperato
- 06Tre donne, tre caratteriMarea, Insicurezze, In Ascolto
- 07Il fondo che giraallargato, ricucito, fatto girare
- 08Profondità, non volumela strada buttata e la diagnosi
- 09Le decisioni della paginatitolo, telefono, movimento
Portarle in vita
Le donne che dipingo stanno sempre dentro qualcosa che si muove: onde, vortici, capelli che diventano corrente. Loro invece restano, e la tela le tiene ferme in quell'istante. Da tempo mi chiedevo cosa sarebbe successo dando a una di loro un corpo vero, e lasciandola lì, davanti allo stesso movimento che la circonda nel quadro.
L'idea di partenza erano le hero cinematografiche dei siti delle agenzie: un soggetto solo, un fondo scuro, un titolo enorme. Volevo quella forza, ma con la mia pittura dentro e non accanto. Il mio intento è stato fin dal principio uno solo: portare letteralmente in vita le mie donne dipinte, con le mie emozioni e le mie pennellate.
Da qui è venuta la regola che ha retto tutto il progetto: niente aggiunte. Ogni cosa che sarebbe comparsa sullo schermo doveva essere già nel quadro, o servire a far vedere meglio quello che nel quadro c'era.



Il fondo è caos, la figura è armonia
Prima di aprire qualsiasi strumento ho fissato una cosa sola, e da lì non mi sono più spostata: il fondo deve creare caos, la figura deve creare armonia.
Nei miei quadri succede già così. Nel quadro In Ascolto i vortici si aggrovigliano intorno a una donna accucciata su uno scoglio e sembrano volerla trascinare via, ma lei resta. In Marea le onde arrivano e il corpo le accoglie come una riva. Portare questo sul web voleva dire dare alle due parti due tempi diversi: il fondo agitato, vivo, pronto a reagire a chi guarda; la figura lenta, calma, quasi immobile.
Ogni scelta che segue, dalla materia al movimento, è passata da questa domanda: aiuta il caos a restare caos e l'armonia a restare armonia?
Di che materia sono fatte
Per dare un corpo a una figura dipinta bisogna prima decidere di cosa è fatto, e la risposta doveva combaciare con quello che quelle donne mi fanno sentire.
Prima di generare una sola immagine ho cercato come appaiono le sculture nei materiali più diversi, e le ho guardate a lungo. La ceramica era troppo fredda e rigida, distaccata: punta alla perfezione della superficie, e la mia pittura va da un'altra parte. Nessun materiale mi convinceva quanto la resina dipinta a mano, che ha il volume e la luce di una scultura ma lascia sulla pelle il segno di chi l'ha colorata. È la più vicina all'arte che pratico io, sentimentale ed emotiva, un'arte che ti trasporta. Non cerca la perfezione, cerca l'espressione di un dipinto fatto quasi con le dita.
Generare una prova per ogni materiale sarebbe costato molto, e non mi avrebbe mostrato niente che non avessi già visto. Ho scelto guardando, e ho generato solo la resina. È venuta come me la immaginavo.
Le statue le ho ottenute con Nano Banana, partendo da ciascun quadro: una figura in resina dipinta, come in una foto di studio su un fondo scuro.

La linea nera cambia mestiere
Nei miei quadri la linea nera ha un peso diverso a seconda di cosa deve rappresentare, ma il suo lavoro principale è uno: staccare la figura dallo sfondo. È lei a dare profondità a una superficie piatta.
In tre dimensioni quel lavoro lo fa già il volume, e una linea che avesse continuato a fare la stessa cosa sarebbe diventata un contorno disegnato sopra una scultura. Doveva adattarsi alla nuova forma e trovare un nuovo scopo.
Il caso più chiaro sono i capelli. Nei miei quadri spesso non li disegno: accenno qualche linea nera che ne dà il movimento, e i capelli veri sono il fondo, un tutt'uno col fondale. In Insicurezze non sono le linee sulla nuca, sono il blu che le circonda. In Marea i suoi capelli sono il fondo intero della tela, un mare agitato come possono esserlo i pensieri: capelli e mare diventano una cosa sola.
Una scultura non può fare così: i capelli devono avere un corpo e partire dalla testa. In Marea le linee che nel quadro davano solo il movimento sono diventate la chioma stessa, prima come fil di ferro nero e poi, al secondo giro, come una nuvola di ricci lucidi con un volume vero.
In Insicurezze i capelli del primo tentativo erano incollati alla testa. Ho chiesto più volume, e il tentativo successivo li ha fatti lunghi. Per me volume voleva dire staccati dalla testa, non più lunghi, e l'ho fatta rifare corta.
Quadro

Primo tentativo

Statua approvata

Incollati alla testa

Lunghi · scartati

Corti e staccati · scelti

Fedele, senza aggiunte
Un modello che genera immagini è bravissimo a inventare, ed è proprio questo il rischio: aggiunge dettagli che sembrano giusti e non lo sono. Ho deciso che ogni statua doveva passare il confronto con la tela, dettaglio per dettaglio, e che il controllo finale era il mio occhio. Le pose sono rimaste identiche a quelle dei quadri, in tutte e tre.
Alcune cose le ho rifiutate. Su Marea il modello aveva aggiunto un anello al setto e una pallina sotto il naso che io non ho mai dipinto: li ho tolti a mano, e ho lasciato l'anellino alla narice, che nel quadro invece c'è.
Altre le ho dovute recuperare. Le foto dei quadri perdono o sfumano alcuni dettagli, e il modello lavorava su quelle foto. Gli occhi di Marea e la macchia sul suo labbro nella tela sono d'oro, ma nella statua erano usciti sbiaditi: li ho riportati a un oro pieno. Non è un'aggiunta, è la tela che torna com'è.
Anche le parole sotto ogni statua sono le mie, le stesse che accompagnano le opere nella galleria del sito.

Tre donne, tre caratteri
Le tre statue sono nate con lo stesso metodo, ma ognuna ha chiesto una cosa sua.
Marea è il corpo come riva: non si oppone all'onda, la accoglie e la lascia passare. Per questo i vuoti fra i suoi ricci sono rimasti vuoti, e attraverso i capelli si vede il fondo che si muove. Il mare le passa dentro.
Insicurezze è una figura che si stringe. Le insicurezze, per me, non sono il contrario della forza: sono il punto in cui la forza comincia. Nella statua il modo in cui si tiene è rimasto quello del quadro, e tutto il movimento le succede intorno.
In Ascolto è la più raccolta: una donna che guarda oltre, mentre i vortici della natura le girano attorno. È la statua che ho approvato al primo tentativo, ed è quella in cui la regola del capitolo 02 si vede di più: ventiquattro spirali che girano, e lei che quasi non si muove.

Marea

Insicurezze

In Ascolto
Il fondo che gira
Il fondo non poteva essere la tela così com'è: il quadro è verticale, lo schermo è largo. L'ho fatto allargare a Nano Banana partendo da ogni quadro, chiedendo un fondo unico e continuo. Nei primi tentativi il modello ripeteva la stessa porzione a pannelli, con le giunture in vista, e su Marea aveva lasciato anche una macchia rossa dove stava la figura, e la firma. Ho tenuto i pezzi puliti e li ho ricuciti con dissolvenze.
Le macchie scure più grandi di ogni fondo sono diventate centri di rotazione. Ogni spirale gira come un disco intorno al proprio centro, avanti e indietro, con il suo verso e il suo tempo, fuori sincrono con le vicine. Dove passa il mouse la pittura si avvolge in un piccolo vortice e tutto il fondo accelera, come se qualcuno avesse soffiato sull'acqua; poi torna a calmarsi.
Ho scartato una rotazione continua che all'inizio sembrava più ricca: dopo pochi secondi scioglieva le spirali in un marmorizzato e le rendeva irriconoscibili. Ho scelto il movimento che lascia riconoscere le spirali.
Prima

Dopo la ricucitura

Profondità, non volume
La prima strada era un modello 3D vero, da far girare a tutto tondo: una forma ricostruita a partire dalla statua, con i suoi colori proiettati sopra.
Messa alla prova, ha ceduto proprio dove contava. Il colore si sbavava sul volto e sulle mani, sulla pelle comparivano chiazze, e i corpi sembravano feriti invece che dipinti.
La diagnosi: la forma ricostruita e l'immagine della statua non combaciano mai del tutto, e in ogni punto in cui divergono il colore scivola fuori posto. Non era un difetto da ritoccare, era la strada sbagliata.
Ho scelto di tenere intatta l'immagine della statua che avevo approvato e di darle profondità invece che volume. Da ogni statua ricavo una mappa che dice quanto ogni punto è vicino o lontano, e quando il mouse si muove le parti vicine si spostano più di quelle lontane. La figura gira appena, come se avesse spessore, e anche da ferma ondeggia piano, come se respirasse. Sotto, un'ombra portata la appoggia sul fondo.
Il risultato è più fedele e molto più leggero: ogni pagina pesa meno di un megabyte e mezzo, statua, fondo e codice compresi.
La statua

La profondità

Il ritaglio

Scartato · il modello 3D
Le decisioni della pagina
Per ognuna: la domanda, cosa ho provato, cosa ho scelto, perché.
Dove sta il titolo?
Le hero da cui partivo lo mettono enorme, dietro il soggetto, e l'ho provato così. Non si leggeva: le mie figure occupano lo spazio con i capelli e con le mani, e il nome di Marea era completamente nascosto dietro i suoi ricci. Ho messo il titolo a sinistra e la statua a destra, su tutte e tre le pagine: il nome si legge per intero, e la figura ha il suo spazio.
Come sta sul telefono?
La composizione del computer, ristretta, faceva finire la statua più alta sopra il titolo e la didascalia. Sul telefono il titolo sale in alto, la statua sta al centro con un'altezza massima e la didascalia resta sotto: ogni elemento ha la sua fascia.
Quanto si muove la figura?
Il modello 3D la faceva girare a tutto tondo dietro al mouse. Ho scelto uno spostamento di pochi gradi e un respiro lento, smorzato. Se la figura si agita quanto il fondo, l'armonia sparisce.
Ho costruito le tre pagine con Claude Code, dal codice ai controlli su ogni schermo; le statue e i fondi li ha generati Nano Banana a partire dai miei quadri. Le decisioni, dalla materia al movimento, e il confronto con la tela sono stati miei.
Le tre pagine sono costruite allo stesso modo, così il prossimo quadro non riparte da zero.

