SignBridge
“A bridge between communities: bridging the gap between spoken words and sign language”
SignBridge è un progetto di UX/UI design sviluppato come prototipo di mobile app, nato dall’idea personale di creare uno strumento capace di abbattere barriere e costruire ponti tra comunità sorde e udenti. L’app permette la traduzione in tempo reale dalla lingua dei segni a voce/testo e viceversa, e include un vocabolario visivo interattivo per chi desidera avvicinarsi alla LIS.
Non si tratta di un progetto terminato, ma di una concept app pensata per dimostrare come il design possa favorire incontro, comprensione e condivisione, senza rischiare di escludere alcuna fascia della popolazione. L’interfaccia è stata progettata con un approccio centrato sull’utente, valorizzando chiarezza, immediatezza e accessibilità.
Case Study:
Progetto personale sviluppato durante il corso di specializzazione in UX/UI design.
SignBridge è una concept app mobile pensata per abbattere le barriere comunicative tra persone sorde e udenti. Traduce in tempo reale la Lingua dei Segni Italiana in voce e testo — e viceversa — e include un vocabolario interattivo per avvicinarsi alla LIS. Il mio ruolo ha coperto l'intero processo: ricerca utenti, definizione personas, wireframe, prototipazione, branding e test di usabilità.
Il progetto nasce da un bisogno reale e doppio: le persone sorde vogliono comunicare in autonomia senza sentirsi escluse; i professionisti udenti — cassieri, guide turistiche, impiegati allo sportello — hanno bisogno di strumenti rapidi per farsi capire e capire. Tre personas hanno guidato tutte le scelte di design: Sara, 28 anni, persona sorda che vuole uno strumento discreto per il quotidiano; Luca, 35 anni, guida turistica con gruppi misti; Maria, 50 anni, impiegata in ufficio pubblico.
Dalla fase di empatia è emerso un vincolo chiaro: il flusso principale doveva essere semplice, rapido e rassicurante. La sitemap riflette questa priorità — la traduzione in tempo reale è sempre al primo livello, senza gerarchie che rallentino l'accesso. Il vocabolario LIS è organizzato per categorie tematiche per rendere l'esplorazione intuitiva anche per chi si avvicina alla lingua per la prima volta.
Ho iniziato da schizzi su carta per definire la struttura base prima di passare a Figma. Questa fase ha permesso di validare le scelte di layout in modo rapido e di anticipare le iterazioni visive. Le decisioni di design che hanno guidato tutto lo sviluppo: pulsante "Traduci" sempre in evidenza nella home, navigazione con tab bar inferiore, icone sempre accompagnate da testo, accessibilità by default con leggibilità e alto contrasto integrati fin dall'inizio.
Il processo ha seguito le fasi del design thinking: Empathize, Define, Ideate, Prototype, Test, Refine. I mockup finali presentano un'interfaccia pulita con palette vivace (verde, blu e viola), font chiari e icone inclusive. Il design è stato iterato confrontando diverse varianti visive, fino a raggiungere una soluzione che trasmettesse al tempo stesso affidabilità e accessibilità.
Il prototipo cliccabile permette di navigare l'intero flusso: onboarding → traduzione → output voce/testo → vocabolario. L'obiettivo era simulare un'esperienza completa, validando chiarezza e semplicità d'uso. L'accessibilità è stata progettata come requisito, non come aggiunta: contrasto cromatico ottimizzato, icone sempre affiancate da testo, flusso lineare senza sovraccarico cognitivo. Il progetto ha dimostrato come piccoli dettagli visivi possano fare la differenza nel generare fiducia e inclusione.

